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 A CENA CON MASSIMO FARAONI E SAVERIO LANZARINI 

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Due ospiti importanti alla cena di aprile di Pensare Basket: Massimo Faraoni, un Dirigente Sportivo di lunga ed importante esperienza, e Saverio Lanzarini, arbitro internazionale

Una serata interessante nella quale si può parlare di basket sotto diverse angolature.
Con Faraoni ed il Presidente LNP Basciano, i primi discorsi si accentrano sui procuratori che, in Italia, a loro parere, hanno acquisito una importanza, un ruolo ed un costo esagerato.
Per prima cosa viene criticato il fatto che uno stesso procuratore possa rappresentare allenatori e giocatori. Una circostanza che a parere loro, e dei presenti, può determinare inevitabilmente condizionamenti nelle scelte per formare le squadre. Ora poi hanno i procuratori anche alcuni Dirigenti Sportivi e la frittata è completa. Manca solo, provocatoriamente si aggiunge rivolgendosi a Saverio Lanzarini, che anche gli arbitri si facciano in futuro rappresentare da un procuratore.
Si critica pure il fatto che i procuratori siano pagati anche dalle società e non solo dai loro rappresentati, come succede in quasi tutti gli altri Paesi, e che i procuratori spesso trattino direttamente con i proprietari, anziché con i Dirigenti Sportivi….ma per questo non è certo soltanto loro la colpa.
Insomma, secondo Faraoni e Basciano, un sistema tutto da rivedere ed un ruolo, quello dei procuratori, da ridefinire con limiti ben precisi.
La croce per la situazione del basket italiano e per lo scarso spazio che hanno i giocatori italiani non la si può ovviamente gettare tutta e soltanto sui procuratori.
Certamente c’entrano le regole che cambiano continuamente (ancora un cambiamento all’orizzonte: si sta per tornare ad un campionato di A2 unico diviso in due gironi?) e c’entra di sicuro il numero eccessivo di squadre e campionati che sono dilettantistici solo di nome. Il nostro sistema economico non può permettersi tutte le attuali squadre e campionati: lo dimostra il fatto che i club falliti o sull’orlo del fallimento, le squadre che vengono escluse dai campionati o che rinunciano ad iscriversi per mancanza di soldi sono sempre più numerose.
Con Saverio Lanzarini non si cercano altri colpevoli da crocifiggere sull’altare della pallacanestro italiana, ma si approfondiscono aspetti di questo “mestiere” che, da noi, è e resta dilettantistico. Per fortuna e per scelta quantomai opportuna per evitare possibili condizionamenti.
Quella dell’arbitro è una carriera lunga ed impegnativa, con limiti di età e di attitudine fisica, e con limiti anche economici. Tutti elementi che rendono di fatto problematico il professionismo degli arbitri.
Un dilettantismo che richiede però agli arbitri di oggi, a maggior ragione se internazionali come il nostro Lanzarini, non solo una efficienza fisica e la conoscenza dei regolamenti e dell’inglese, ma anche una formazione di carattere psicologico e tecnico.
Come racconta Lanzarini, è una formazione ed aggiornamento continuo ed impegnativo con corsi e filmati con un gran numero di situazioni di gioco, reali o simulate, e con relativi test di valutazione.
Secondo il nostro Lanzarini non vi è dubbio che sarebbe preferibile che gli arbitri avessero una esperienza diretta e personale anche di gioco, non necessariamente a livello professionistico, per meglio comprendere e valutare certe dinamiche, azioni e reazioni dei giocatori che, per la velocità della pallacanestro moderna, restano comunque spesso difficili da giudicare, anche se si è in tre ad arbitrare. Ma sono davvero pochi gli arbitri che possono vantare nel loro curriculum una esperienza da giocatore.
Sollecitati dai soci di Pensare Basket, non mancano ovviamente nei racconti dei due ospiti i riferimenti ad episodi che riguardano le squadre bolognesi, Faraoni per aver lavorato in Virtus e Lanzarini per averle arbitrate.
Massimo Faraoni, ora consulente della LNP e con una lunga esperienza professionale di Dirigente Sportivo, ne ha tanti di episodi e di curiosità da raccontare, non solo di casa Virtus e di Claudio Sabatini, per anni suo Presidente.
Sono davvero tanti i proprietari, gli allenatori, i giocatori ed i Dirigenti della pallacanestro che Faraoni ha conosciuto o frequentato personalmente o indirettamente. E ne avrebbe da raccontare per giorni o settimane intere di fatti, “misfatti”, acquisti e cessioni di giocatori e di club. Ma non c’è lo spazio qui per ricordare neppure quelli che la serata ha consentito.
Lo stesso può dirsi per Lanzarini, che ha visto ed arbitrato in diversi campionati e nazioni, e potrebbe raccontare per ore di partite, episodi e giocatori che sono stati più o meno facili da dirigere. Per Lanzarini la palma del campo più “difficile” per il pubblico se la aggiudica Belgrado.
Interessante è doloroso è poi, per noi italiani, il capitolo degli impianti. Le valutazioni ed il confronto che Faraoni e Lanzarini fanno dei nostri palazzi dello sport con gli impianti di altre nazioni europee è veramente triste. I nostri sono i peggiori, o quasi, di tutta Europa. Per non parlare delle palestre delle nostre scuole, anche queste da vergognarsi.
E non si vede, almeno in un futuro prossimo, alcun segno per un miglioramento. Anzi, è proprio di questi giorni la notizia che Reggio Emilia, una squadra ed una città tra le più economicamente solide in Italia, e che partecipa a tornei internazionali, non riesca a sostituire il suo Palasport con una struttura più moderna ed adeguata agli standard internazionali richiesti.
Ma non è tutto negativo, per fortuna, problematico si.
Per ora non resta che augurare tempi migliori e buona fortuna agli ospiti nei loro nuovi e prossimi impegni: Faraoni nella lega Nazionale Pallacanestro, Lanzarini nel campionato europeo.
Il Segretario di Pensare Basket, Andrea Sandonati
 

 

 

 

 

 

 

 

 

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